2008 03/12

La nuova riforma universitaria di Mariastella Gelmini

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Il 28 novembre il senato ha dato il via libera alla riforma Gelmini anche sull’Università. Un decreto che porta grandi novità sui temi del diritto allo studio, più meritocrazia e valorizzazione del sistema universitario.

Il decreto introduce norme per rendere più trasparenti i bilanci d’ateneo, una stretta sui “baroni” che finalmente vedranno stipendi e carriera legati alla produttività e non più alla sola anzianità, nuove regole per assunzioni, concorsi e misure per il rientro dei cervelli. Vi faccio un breve riassunto del decreto:

– Assunzioni: disciplina diversa per gli atenei virtuosi e quelli indebitati
Il blocco delle assunzioni è previsto in quegli atenei che al 31 dicembre di ogni anno avranno le finanze in rosso. Per l’anno accademico 2008-2009 le università indebitate vengono escluse dai fondi straordinari per il reclutamento dei ricercatori.

Diversa invece la politica per gli atenei virtuosi che avranno un parziale sblocco del turn over che passa dal 20% al 50% a patto che il 60% dei soldi venga speso per reclutare giovani.
– Nuove regole per i concorsi
Cambiano le regole per la composizione delle commissioni. Ci sarà un docente nominato dall’ateneo che bandisce il posto e quattro professori ordinari che saranno invece sorteggiati da una lista di dodici persone da cui sono esclusi i docenti dell’università che assume.
Per i ricercatori la commissione è invece composta da un ordinario e un associato scelti dalla facoltà che bandisce il posto e due ordinari sorteggiati in una lista che contiene il triplo dei candidati necessari, esclusi i docenti dell’ateneo che assume. Un emendamento prevede una commissione nazionale designata dal Cun (Consiglio universitario nazionale) per supervisionare le operazioni di sorteggio che saranno pubbliche. Le nuove commissioni valgono anche per i concorsi già banditi ma sono stati riaperti i termini per partecipare ai concorsi in atto. C’è tempo fino al 31 gennaio 2009 per la presentazione delle domande.

Norme antibaroni: salta il meccanismo degli automatismi di anzianità slegato dalla produzione scientifica
Verrà istituita un’anagrafe nazionale dei professori ordinari, associati e dei ricercatori da aggiornarsi annualmente che conterrà per ciascun nome l’elenco delle pubblicazioni scientifiche. Per ottenere gli scatti biennali di stipendio i docenti dovranno provare di aver fatto ricerca e ottenuto pubblicazioni. Se per due anni non ce n’è traccia lo scatto di stipendio è dimezzato e i docenti non potranno far parte elle commissioni che assumono nuovo personale. Professori e ricercatori che non pubblicano per tre anni restano esclusi anche dai bandi Prin (programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale).
– Trasparenza dei bilanci
Gli studenti dovranno essere informati su come vengono spesi i soldi dell’ateneo.  I rettori, in sede di approvazione del bilancio consuntivo, dovranno anche pubblicare i risultati delle attività oltre che i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati. In caso contrario si va incontro a penalità nell’assegnazione dei fondi.
-Più soldi agli atenei virtuosi
Almeno il 7% del Fondo di finanziamento ordinario sarà distribuito, già dal 2009 alle università virtuose per migliorare la qualità della ricerca e dell’offerta formativa. Il ministro Gelmini ha spiegato in Aula che i fondi sono legati al merito e che intende «portare in futuro la quota fino al 30%».


– Piu finanziamenti per il diritto allo studio

Nel decreto sono previsti 65 milioni di euro per nuovi alloggi e 135 milioni per le borse di studio destinate ai meritevoli.
– Norme per il rientro del cervello
Un emendamento votato in commissione prevede che i posti da ordinario, associato o da ricercatore possano essere coperti dalle università chiamando studiosi “stabilmente impegnati all’estero“, anche quelli già impegnati nel Programma ministeriale di rientro dei cervelli. Gli atenei potranno anche chiamare “studiosi di chiara fama“.

E voi cosa pensate in merito…dite la vostra…

Un Commento

  • Chissà se prima di essere nominata ministro, la Gelmini sapeva già che il suo ministero della pubblica istruzione sarebbe stato in realtà un’appendice del ministero dell’economia e delle finanze. Una sorta di cavallo di Troia usato dal governo per tentare di risanare i propri debiti, mascherando da riforma un sistema di tagli indifferenziato, foriero di un regresso senza precedenti nel mondo dell’istruzione del nostro paese. Alla fine però se ne sono accorti tutti e la stessa Gelmini ha dovuto ammettere che il decreto comporta 7,8 miliardi di euro di tagli alla Scuola. Ormai solo tra i fedelissimi chiamano ancora “riforma” quello che in realtà si è rivelato un vero e proprio colpo di scure all’istruzione scolastica. Politici, sindacalisti, insegnanti, precari, da tempo dicono la loro sui giornali e in tv, ma sempre più di rado si fa riferimento ai contenuti del decreto, al punto che da pochi giorni qualcuno ha sostituito il concetto di “maestro unico” con quello di “maestro prevalente” del quale, manco a dirlo, nel decreto non c’è nessuna traccia. Per farsi un’idea basta leggersi gli otto articoli che compongono il “taglio Gelmini” proprio dal sito del governo (http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106) . Quello che colpisce, oltre al titolo, “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università“, sono le premesse: “Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di attivare percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della legalità ed al rispetto dei principi costituzionali…”

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